Al fondo pensione ci pensa l’INPS? Forse…

da | INVESTIMENTI

«Con tutte le tasse che pago oggigiorno, appena arriverà il tempo di smettere di lavorare avrò una bella pensione!»

Hai mai fatto un pensiero simile quando guardi la tua busta paga e ti rendi conto che quasi la metà delle tue entrate vanno nelle tasche dello stato?

Mi è capitato più di una volta e oggi voglio condividere con te un argomento molto importante: la previdenza complementare e, in particolare, i fondi pensione.

Nella fase iniziale del proprio percorso professionale si tende erroneamente a dare poca importanza alla pensione, pensando che sia troppo lontana nel tempo per risultare una priorità.

Solo con il passare degli anni si inizia a valutare l’adesione a un fondo pensione, per integrare quella maturata grazie al versamento dei contributi previdenziali.

Lo stato italiano ha costituito l’INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale) per garantire ai propri cittadini una forma di capitale, generata sotto forma di rendita, a cui attingere al termine del percorso lavorativo.

Ma sarà sufficiente la pensione INPS per mantenere l’attuale stile di vita, affrontare gli eventuali costi e gestire tutto quello che l’età porta con sé come, ad esempio, una minore autosufficienza fisica? Questa sì che è una bella domanda!

Cerchiamo di capire, come primo fattore, a cosa sono collegate le prospettive pensionistiche dei lavoratori italiani.

Per farlo, è importante considerare le condizioni economiche e sociali del Paese. Il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione registrati negli ultimi anni sono dati importanti, che ci fanno capire che in futuro sempre meno giovani entreranno nel mondo del lavoro e pagheranno i contributi necessari a finanziare il numero sempre crescente di pensioni.

Le sfide del mondo del lavoro e la crescente differenza in termini numerici tra lavoratori e pensionati hanno portato a una serie di riforme che di volta in volta hanno ridotto il tasso di sostituzione reddito/pensione e allungato le tempistiche in termini di età dell’entrata nella fase di pensionamento. Non solo dobbiamo lavorare per più anni, ma avremo anche una pensione minima più contenuta.

Il seguente grafico mostra l’invecchiamento progressivo della popolazione italiana e l’assenza di ricambio generazionale, causato dal sempre minor tasso di natalità.

pensione

Al momento del raggiungimento dei requisiti per la pensione l’INPS, tale rendita non è mai paragonabile all’intero stipendio che percepivamo prima del pensionamento, il tasso di sostituzione non è altro che la percentuale del nostro stipendio che ci viene riconosciuta post pensionamento sotto forma di rendita.

Queste informazioni ci rendono più consapevoli che la sostenibilità del sistema previdenziale pubblico possa essere a rischio. Ed è questo il motivo per il quale, negli ultimi anni, gli italiani sottoscrivono sempre più spesso una previdenza complementare, un’ancora di salvezza in un contesto sociale e previdenziale sempre più incerto.

Come si fa ad avere una previdenza complementare?

Attraverso i fondi pensione complementari, ovvero uno strumento di risparmio a lungo termine pensato per garantire un reddito al risparmiatore alla fine della vita lavorativa, come complemento della pensione erogata dall’INPS, dal quale rimane completamente separato.

Ad oggi esistono diversi tipi di fondi pensione complementari:

  • fondi pensione aperti;
  • fondi pensione chiusi;
  • piani individuali pensionistici (PIP);
  • fondi pensione preesistenti.

Anche lo Stato è consapevole dell’importanza di avere un’integrazione complementare e, per sostenere i suoi cittadini, riconosce specifiche agevolazioni fiscali a chi investe in un fondo pensione:

  • contributi che versi al fondo sono deducibili dal reddito IRPEF fino a 5.164,57 euro l’anno, quindi paghi subito meno imposte sui redditi. Entro lo stesso limite, puoi portare in deduzione anche i versamenti effettuati a favore di familiari fiscalmente a carico (non è, invece, inclusa nel limite di deducibilità l’eventuale quota di TFR versato). Inoltre è possibile attivare un fondo pensione anche per i figli, deducendo anche questo importo, sempre entro il massimo di 5.164,57.
  • rendimenti della gestione finanziaria sono tassati con un’aliquota massima del 20%, anziché del 26% come per la maggior parte delle forme di risparmio finanziario.
  • La pensione complementare e il capitale sono tassati con un’aliquota agevolata che varia tra il 15% e il 9% in base agli anni di partecipazione al fondo, quindi è importante iscriversi quanto prima per beneficiare della tassazione minore. Quello che io consiglio ai miei assistiti, soprattutto ai più giovani, è di aprire un fondo pensione anche con un versamento iniziale modesto e poi, appena si creano le condizioni, accumulare con regolarità.
  • È possibile versare anche il TFR per ottenere un rendimento e beneficiare di una tassazione ridotta fino al 9%, invece dell’aliquota della «tassazione separata» normalmente applicata al TFR lasciato in azienda.
  • Le anticipazioni o i riscatti della posizione individuale per far fronte a spese impreviste personali o familiari sono tassati con un’aliquota agevolata che varia tra il 15% e il 9%, in base al numero di anni di partecipazione. Per alcune tipologie di richieste (ad esempio l’anticipazione per ristrutturare o acquistare la prima casa di abitazione o il riscatto a seguito di dimissioni e licenziamento) si applica l’aliquota del 23%.
  • Essendo parte delle assicurazioni, il capitale è impignorabile, insequestrabile (anche in caso di mancato pagamento di alimenti) ed esente dalla tassa di successione oltre ad essere esente da imposta di bollo.

fondi pensione permettono ai lavoratori di mettere da parte mese dopo mese (o anche una volta l’anno) una quota stabilita con il proprio consulente.

Prima di sottoscriverlo, è importante essere consapevoli anche degli aspetti negativi di questo strumento. Bisogna sapere che c’è un vincolo di durata, nel senso che questo strumento impone una visione di lungo periodo. Significa che le somme versate non si possono riscuotere quando si vuole, ma bisogna seguire delle regole e delle tempistiche ben precise.

Come tutti gli investimenti è soggetto alla volatilità dei mercati, proprio per questo motivo bisogna scegliere una linea d’investimento per il proprio fondo pensione adeguata alla propria età di pensionamento, partendo con una linea aggressiva (100% azionaria o quasi) per raggiungere la tranquillità di una linea garantita nella prossimità della pensione.

Un esempio della suddivisione delle varie linee dei fondi pensione:

pensione

 

Ultima cosa, ma non per importanza: i vari costi.

Infatti i limiti d’investimento e di gestione del rischio di tutti i fondi pensione sono regolati da Covip, Consob e Banca d’Italia per questo la differenza nella performance finale dei vari fondi un ruolo importante è dato dai costi di gestione.

Adesso che hai una panoramica più completa sui fondi pensione, contattami per trovare la soluzione per te.

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CHI SONO

Andreea Timus

Andreea Timus

Consulente finanziario

Colgo le opportunità dei mercati finanziari, aiutando professionisti ed imprenditori a gestire i propri risparmi.

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